lunedì 22 giugno 2026

"In nome della Rosa" (Umberto Eco, 1980)

Impegnativo e complesso. 
Partiamo dal presupposto che non l'ho ancora terminato, ovvero, il romanzo in sé l'ho finito una settimana fa circa, dopo due mesi di lettura e dopo aver abbandonato la prefazione, dietro consiglio (apprezzato) di una collega, di leggerla dopo aver concluso la lettura del romanzo, visto che lo leggevo per diletto e non come testo scolastico e personalmente ritengo sia stata una mossa intelligente: mi avrebbe tirato via gran parte delle energie che dedico a letture di un certo spessore, sì, perché "In nome della rosa" non è un romanzo facile; la trama, che riprende nemmeno tanto velatamente i romanzi che vedono protagonisti Sherlock Holmes e il Dottor Watson, è anche abbastanza banale: siamo nel secolo ultimo del tardo medioevo, in una abbazia benedettina si susseguono misteri e crimini, viene quindi ingaggiato un investigatore (un monaco ex-inquisitore) per portare avanti indagini e scoprire chi e quali motivazioni si celano dietro i drammi, in contemporanea ci troviamo in uno scenario politico in cui le due forze regnanti, il potere imperiale e il potere papale, vanno in conflitto e per risolverlo indicono un incontro scegliendo come location proprio l'abbazia in cui si stanno susseguendo i delitti e seppur scollegati dalle diatribe politiche, vanno comunque a creare un clima difficile, influenzandone esiti e giudizio degli astanti e compromettendo i rapporti delle potenze.

E' un libro che ha più chiavi di lettura: può essere letto come romanzo storico, come poliziesco, come filosofico e aggiungerei anche teologico (argomento trattato è anche il conflitto tra bene, Dio, e il male, l'Anticristro, in arrivo).

Perché il libro è ricco di informazioni: descrizioni di personaggi, mansioni, lavori, emozioni, reazioni, espressioni facciali, pensieri, descrizioni estetiche, descrizioni ambientali, descrizioni ricche e dettagliate dei luoghi (sembra di essere nel libro), uso di termini inusuali e vetusti, con note a piè di pagina, oppure con la necessità dell'aiuto di un dizionario; è ricco di frasi in latino, di note che le traducono, di schede tecniche, appendici critiche, il glossario dei personaggi e una prefazione lunga e dettagliata, che fa l'analisi storica, lunga cento pagine... nonché un susseguirsi di citazioni prese da altri libri (postillati a piè pagina) e la menzione continua di altri libri (calza a pennello la definizione "il libro dei libri").
Nonostante la trama "banale", rimane un capolavoro: un intrigo di eventi che si incastrano perfettamente, la ricchezza e ricercatezza dei contenuti e dei termini porta ad acculturare maggiormente il lettore che si impegna in questa avventura, ad approfondire su personaggi e periodo storico, ad arricchire l'uso e la conoscenza della parola, non che dell'uso della punteggiatura;
ricco di frasi da estrapolare per citazioni filosofiche.

E' un libro complesso e impegnativo, ma completo e accrescitivo, offre spunti in ogni pagina.

E' un libro che unisce le varie culture in un unica origine, infatti mette sullo stesso piano l'importanza di conservare libri scritti in idiomi differenti che giungono da terre lontane, da popoli con religioni, usanze, tradizioni e insegnamenti differenti; è un insegnamento che tutte le civiltà, tutti i popoli, hanno stessa importanza e bellezza, trasformando questa fusione in patrimonio mondiale (la biblioteca).
Il libro è pieno di simboli, per questo potremmo collocarlo in qualsiasi periodo storico (infatti qualcuno allude anche alle lotte armate che hanno caratterizzato gli anni '70).

Tematiche di personale interesse sono l'identificazione del "riso" come segnale/strumento dell'Anticristo (ovvero essere felici non è contemplato agli animi che si salveranno nel giudizio universale? dal medioevo il detto "il riso abbonda sulla bocca degli stolti"?), la contraddizione della Chiesa nel accusare di eresia i frati che sposavano la dottrina di austerità e povertà e la contraddizione della condizione della donna nel medioevo: nel romanzo l'unica apparizione di un personaggio femminile è una popolana, che si esprime solo nel suo dialetto, tanto povera da esser obbligata a vendere il suo corpo per procurarsi cibo, per questo verrà arrestata, non per la necessità di "vendersi" per mangiare, ma di "vendersi" perché alleata/strumento del Demonio e ingannatrice di un fraticello, quindi verrà bruciata viva senza possibilità di difendere la sua palese, a noi lettori, innocenza, in contrasto con la scheda di approfondimento tematico "La donna nel medioevo" in cui appare addirittura come figura fondamentale e colonna portante nell'economia e nell'educazione familiare e sociale, che approfondirò perché la citazione Eileen Power mi risulta lontana dalle informazioni in mio possesso.  

Concordo sull'utilizzo di quest'opera come testo scolastico, mi rammarico di non averlo letto da più giovane, sicuramente mi sarebbe risultato più facile leggerlo oggi, ma non è detto che lo riprenda più in là, per ora mi accontenterò di portare a termine la lettura delle schede tecniche e del glossario dei personaggi.

mercoledì 6 maggio 2026

"Fahrenheit 451" (Ray Bradbury, 1953)

Scrivere una recensione su Fahrenheit 451 non è semplice, non perché inizialmente sembra di essere caduti in un’allucinazione da LSD, ma perché è un capolavoro letterario, semplicemente! Per poter comprendere e apprezzare questo libro non basta amare leggere, è necessario fare ricerche sul periodo storico, sul contesto sociopoliticoculturale e sull’autore.
Bradbury, l’autore, è tutt’oggi, a tre quarti di secolo nel futuro, considerato tra i più meritevoli scrittori di fantascienza di tutti i tempi.
Fahrenheit 451 è un romanzo “distopico”, termine molto in auge di questi tempi, e drammaticamente attuale: scorrere le sue pagine, addentrarsi nelle descrizioni dei luoghi, ma soprattutto emotive, trasporta il lettore in un continuo esame di coscienza e analisi ambientale, immedesimandosi col protagonista, nonché nel paragone col proprio periodo storico.


Fahrenheit 451 è un libro che dovrebbero leggere tutti e, confrontandomi con lettrici più giovani di me, ho scoperto che è una lettura introdotta nelle superiori, credo comunque possa avere il suo spazio già dalle scuole dell’obbligo, in modo da poter esser ripreso a posteriori, con una coscienza e capacità di lettura più mature, perché è uno scritto con una “quinta” intensa con lo scopo di sviluppare e/o allenare il pensiero critico e individuale, e necessità di una seconda lettura, ma anche terza, per coglierne la profondità. 

Senza voler spoilerare, la trama è anche molto semplice: siamo in un epoca in cui vengono censurati, quindi bruciati, tutti i libri, con l’alibi che i libri siano portatori di tristezza, e questo compito l’hanno i pompieri, sì, perché nella New York anni ’50 di Bradbury, i pompieri non spengono il fuoco, ma lo appiccano e lo appiccano ai libri e alle case in cui i libri sono nascosti e i proprietari di queste case vengono arrestati, quando non vengono addirittura bruciati vivi perché non voglio abbandonare la cultura e piegarsi al Sistema che li vuole ignoranti e non liberi pensatori, ed è in questo passo del libro che Montag, il protagonista, si trasforma, anzi, in realtà acquisisce piena coscienza della sua trasformazione interiore, perché la sua trasformazione entra in punta di piedi dall’inizio del libro, ma quando ha luogo la consapevolezza che “Ci dev’essere qualcosa di speciale nei libri, delle cose che non possiamo immaginare, per convincere una donna a restare in una casa che brucia. E’evidente!” [cit. un passo del libro] esplode qui la sua personale lotta al Sistema, nonché al suo IO voluto dal Sistema.

Nonostante il libro sia la trama di un dramma, Bradbury mostra comunque fiducia nel genere umano (forse oggi si ricrederebbe?).
Fahrenheit 451, diviso in tre parti, è un susseguirsi di pagine che accompagnano il lettore nella trasformazione della coscienza di Montag (nonostante alcuni passaggi sembra che Bradbury li abbia scritti in preda ad uno stato allucinatorio), pagine che fanno continuamente riflettere e rabbrividire se si considera che ciò che vi è scritto è l’esatta realtà in cui viviamo oggi, quindi ci sarebbe da chiedersi se effettivamente Bradbury faccia parte di quegli scrittori visionari, o se governi e magnati dei nostri tempi abbiano preso spunto da libri come questo, per applicare le trasformazioni in modo da consolidare il loro egocentrismo, il loro potere sadico, i loro loschi affari.


Tutti i personaggi e le azioni che appaiono in questo libro possono essere adattate all’attuale periodo storico. 
Ricco di simbolismi, situazioni e pagine che potrebbero divenire manifesti filosofici senza tempo, torno a ripetere che questo libro è un capolavoro rivoluzionario senza tempo, che incoraggia ogni singolo individuo a prender coscienza dell’importanza della cultura, quindi padronanza del pensiero per poter essere davvero liberi.
Questo è uno di quei libri che personalmente inserirei nella categoria “pericolosi per il Sistema”. 



ps: Ho letto questo libro tre volte: la prima volta la traduzione era pessima, quindi l’ho abbandonato, ma il titolo mi ridondava nella testa da tempo, sicché mi sono ripromessa di riprenderlo e dopo averlo letto con calma l’ho ricominciato immediatamente, perché dovevo fissare nella mia testa i passaggi più meritevoli, lo rileggerei una quarta volta, ma devo restituirlo in biblioteca…

mercoledì 1 aprile 2026

"Poesie da Gaza" (4ta parte)

"Poesie da Gaza" (3za parte)

"Poesie da Gaza" (2da parte)

"Poesie da Gaza" (autori vari, 2025 - 1ma parte)

Questo libro racconta i Gazawi, la Palestina, i palestinesi, IL popolo palestinese. "La poesia come forma di resistenza", per citare l'introduzione. In questo libro sono raccolte alcune poesie dei gazawi scritte dopo il 7 ottobre 2023 e ripropongo in video, a titolo di omaggio all'opera, il discorso di Susan Abulahawa (scrittrice, poetessa, attivista, scienziata americana-palestinese) del 28 novembre 2024, tenuto alla Oxford Union, come invitata insieme al poeta Mohamed el-Kurd, per discutere la mozione "Questa assemblea crede che Israele sia uno Stato di apartheid responsabile di genocidio". Il suo discorso è la sisntesi di quello che da quasi un secolo sta subendo il popolo palestinese, i sopprusi, l'offesa all'identità e la minaccia costante alla loro vita, supportata dagli Stati alleati per mero interesse e potere... Un discorso disarmante, potente, esplicativo, completo a cui non si può fuggire, che non si può non ascoltare e non rimanerne condizionati; le sue parole sono come una lama che lacera la coscienza; un discorso che mette luce alla realtà e pone TUTTO l'occidente con le spalle al muro senza alzare la voce, senza isterie e propotenze, ma con una chihrurgica severità e dignità. Non mi vergogno ad ammettere che ho pianto molto sul suo discorso e credo che le sue parole debbano diventare patrimonio culturale mondiale: tutti dovrebbero leggere questo discorso. Tutti. Questa raccolta serve non solo per alzare il grido di dolore dei Gazawi, nonché dei palestinesi tutti, ma per far capire al mondo intero che siamo tutti uguali, che il popolo palestinese ha le stesse capacità di qualsiasi altro popolo, ma a loro è istata negata la possibilità di confronto continuo e accrescitivo col resto del mondo, perché è stato tolto loro ogni diritto segregati in quella che tutti conosciamo "La Striscia di Gaza", una prigione a cielo aperto in cui a decidere chi e cosa può entrare è chi la OCCUPA ILLEGALMENTE da quasi un secolo: Israele. Le poesie, seppur bellissime, trasmettono in primo luogo dolore, raccontano morte, fame, sofferenza, ingiustizia, ma emerge un'energia di riscatto, rivalsa, orgoglio e resistenza: "un tentativo di salvezza"[cit. introduzione]. Questo progetto viene supportato da Fazi Editore, che devolverà 5€ per ogni copia venduta, Emergency. Non c'è da agggiungere molto a parole, perchè le emozioni che quest'opera suscita sono molteplici e controverse: rabbia, frustrazione, dolcezza... per citarne alcune. Spero che questo mio omaggio possa portare qualcuno ad acquistare questa raccolta e che io possa aiutare con questo mio piccolo gesto a dar voce alla loro sofferenza. ps: i video sono in ordine ma suddivisi in più parti per una questione di peso.

domenica 8 febbraio 2026

"Come il vento tra i mandorli" (Michelle Cohen Colasanti, 2015)

Parla di Palestina e Israele, del loro rapporto.
E' un romanzo inventato, ma ispirato a vite vere, vite di persone che sono vissute realmente, probabilmente la scelta di non citare i nomi reali è dovuta al desiderio di non mettere in pericolo i protagonisti di queste pagine.

Scritto nel 2014, dieci anni prima di quello che tutto il mondo ricorderà come il 7 ottobre 2023, quindi non scritto come conseguenza di quel drammatico giorno, ma in un tempo precedente e lontano.
E' un'analisi romanzata di come era ed è ancora oggi la situazione in Palestina, di quello che è stato dal '48 e ancora continua ad essere.

E' un libro che fa rabbia, fa riflettere, fa piangere e fa capire il perché si prendano determinate decisioni e fa chiedere perché esista la cattiveria nel genere umano, a cosa porti; è un libro che tutti dovrebbero leggere, perché anche se ha dei passi crudeli, che fanno male al cuore, dà spunti per approfondire ricerche re farsi un quadro storico più chiaro.

Maggiore forza lo da il fatto che l'autrice sia un'ebrea-americana, lo dico con amarezza perché condizionata dalla consapevolezza che se fosse stata palestinese, avrebbero sicuramente tacciato il dramma come "scontato", "di parte", se non addirittura censurato, ma essendo stato scritto da un'ebrea-americana fa riflettere sul fatto che non tutti gli israeliani odiano il popolo palestinese, non tutti hanno una visione distorta e distopica della realtà, della pace e della Palestina; fa capire quanto male il popolo palestinese stia soffrendo e il perché delle loro decisioni, della loro resistenza e che non sono un popolo di esaltati che si fa saltare in aria in nome di una fede, ma che quando un popolo viene messo alla fame, gli vien tolta la dignità, la terra, vien costretto a vivere nell'immondizia, gli vien tolta la possibilità di evolvere culturalmente ed economicamente, viene torturato per decenni, quando ad un popolo togli tutto allora diventa chiaro che "l'unica arma diventa il proprio corpo" [citazione autrice].